Licenziato per colpa di un "cicca".

Un giorno, era il 2008, mentre scaricavo della merce, dopo una giornata di massacro lavorativo, inciampai, e distrussi l’intero contenuto di un bancale di arance (un bancale è composto da circa 96 casse). 

Ma accadde di peggio. Qualche fesso, aveva lasciato una cicca di sigaretta a terra proprio nel punto in cui erano cadute, e gran parte della merce, prese a fuoco… 

Il mio capo mi fece a pezzi. 

“Ma dico, che testa hai, razza di imbecille?” 

“Di questo passo ti rispedisco a casa” 

Volevo morire. E potevo già sentire quella vocina dentro di me: 

“Francesco mio, purtroppo non vali niente” 

Finii per essere licenziato. E dovetti ripagare i danni. 

Nonostante tutto ero felice e festeggiai addirittura la mia scarcerazione. E’ stato davvero divertente lasciare il “Boss” in uno stato di confusione totale, ma prima di andarmene gli feci un ultimo regalo: Gli sghignazzai in faccia. 

Finalmente ero libero. 

Finalmente ero fuori da quell’inferno. Prima di squagliarmela, una scritta rubò la mia attenzione. C’era un giornale di non so quale testata, sbattuto in bella vista sul tavolo vicino alla porta d’ingresso. 

Il giornale si mosse, senza che nessuno lo toccò, cadde a terra e si aprirono le sue gambe in una pagina specifica, dove si poteva leggere: 

“Ogni essere umano è attore, sceneggiatore e regista della propria vita.” 

Per qualche strano motivo, io non ero nessuno dei tre. 

Non ci voleva un manifesto mortuario grottesco per farmi capire che vivevo in un mondo fuori posto. E che la giustizia era già morta da ben prima che io nascessi. 

Ci pensavo mentre passavo da un lavoretto all’altro la sera, a casa, mentre stavo davanti al mio computer per cercare alternative a ciò che la società convenzionale mi offriva in quel momento. 

Allora, mandai al diavolo i pregiudizi, la paura del fallimento, lo sconforto, e tutte le mie incertezze… così mi dedicai anima e corpo alla ricerca della mia verità. Non è un percorso per tutti. 

Mi chiedevo come fosse stato possibile che nella prima fase della mia vita, tutto fosse stato sempre difficile, “in salita”, problematico e in parte sofferente. Anche il più piccolo traguardo, ho dovuto sudarmelo, lottando contro la diffidenza degli altri, alienati da culture scolastiche fuorvianti, dai media, dalla politica, dai social e da una società senza più valori morali. 

La mia strada per la “felicità” è stata lunga e tortuosa, gravida di sfide, di rinunce, di fallimenti e spesso di abbandoni. 

Non fu facile.

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