God is back.

Squillò il telefono.

Con un rapido gesto della mano lo tirai fuori dalla tasca posteriore dei jeans. Lo sbloccai con il pollice, scorrendo verso l’alto. Era l’ennesima notifica che mi avvisava di un nuovo pagamento ricevuto.

Non una cifra alta, non la prima volta. Tuttavia provavo un senso di eccitazione quasi infinito. Riposi il telefono nella tasca mentre pensavo alla prima volta in cui tutto questo è iniziato.

Ho acceso il computer, ho scritto un pò di articoli su un blog creato in una manciata di minuti. Davvero pochi minuti. Ho cliccato su un pulsante dove c’era scritto “inizia”.

Non lo sapevo ancora ma avevo appena iniziato il viaggio che avrebbe trasformato la tastiera del mio computer in un lucido blocco d’oro e i tasti in lamine di platino con cui avrei tessuto il mio “glorioso” cammino.

Era il 2009, credo.

Per qualche anno questo viaggio, si è interrotto.

Oggi riprende. Dunque, se desideri scoprire cosa fare nei mesi e anni a venire per accelerare il tuo processo di crescita online ti consiglio di leggere questo articolo.

L’ho scritto per le persone come “noi”. Per chi crede che vivere alle proprie condizioni, senza compromessi, è possibile e ne vale la pena. 

Nello specifico vedremo:

– Perché ho deciso di aprire un Blog nel 2020. Sembra sia una scelta controcorrente. Ecco perché questa è la cosa più intelligente che potessi fare.

– Il caso GrooveHQ: crescere con i contenuti di qualità ed essere trasparenti. Come questa società di software a triplicato il fatturato in 18 mesi

– È meglio fare ciò che converte anche a discapito del buon senso o è meglio fare ciò che è giusto e convertire meno?

– Ad un certo punto dobbiamo decidere se agire in modo massiccio o lasciare perdere. Grazie a questo sono riuscito a fare progressi in modo costante senza più fermarmi.

– Come si supera la paura della “prima volta”, soprattutto quando facciamo qualcosa di importante a cui teniamo particolarmente?

– Infine la sfida più grande ma anche la più utile per le persone che saranno con me in questo viaggio

Qualcosa per cui vale davvero la pena lottare.

La grande notizia per me è che sto per diventare Papà e sono felice, mi sto godendo il viaggio.

Avrò la fortuna di stare con mia figlia in, quasi, ogni momento della giornata. Neanche un minuto sprecato in mezzo al traffico. La possibilità di alzarmi dalla mia comoda sedia per dirigermi verso la mia piccola, ogni volta che voglio, ogni volta che ne sento il bisogno.

Non sarà usuale fare telefonate dalla stanza di un ufficio, fuori casa, e guardare mia figlia attraverso lo schermo di un cellulare.

La vedrò crescere, proprio davanti ai miei occhi. Questa è la mia più grande vittoria. Quasi sicuramente sarò con lei per tutte le sue prime volte. Per i suoi primi passi, per le sue prime parole, per il suo primo giorno di scuola.

Perché questa scelta? Perché un blog?

Questo è il blog che avrei voluto leggere quando ho iniziato. Il marketing “urlato” non funziona più o forse non ha mai funzionato?

Se vogliamo lavorare con persone con un quoziente intellettivo più alto della media esiste un modo più efficace per superare la resistenza che le persone hanno nei nostri confronti (almeno all’inizio).

Qual è questa cosa?

Non dare loro nulla a cui resistere.

Stiamo andando sempre più verso una consapevolezza maggiore dei consumatori. Dunque la pubblicità migliore non deve sembrare pubblicità.

Hai notato il layout delle mie email?

(Non sei iscritto? Uhmmm… Il form è in basso nel footer, ma prima finisci di leggere l’articolo perché è più importante.)

Niente grafica, niente colori, poco grassetto. Scrivo come se stessi scrivendo ad un amico. Non sembra e non è una pubblicità.

Non c’è nulla a cui resistere. Non ci sono frasi o immagini che spingono alla vendita. Sono solo risposte a domande che le persone che “servo” si fanno maggiormente.

È questo il modo più efficace per costruire un business di lunga durata ed è questo il modo migliore per costruire relazioni di fiducia.

Il punto è che il miglior modo per fare pubblicità è con contenuti di valore.

Poi è anche una questione di valori personali, ovvero, fornire valore prima ancora che il denaro passi di mano. Siamo abituati ad un tipo di pubblicità e marketing dove prima di poter leggere un contenuto, sei costretto a lasciare i tuoi dati.

Ecco che, ad esempio, in ogni pagina “optin” che creo c’è sempre l’opzione di leggere i contenuti senza per forza lasciare la email.

Fare ciò che è giusto per le persone che “serviamo”, non ciò che converte. Questo è il motivo per cui ho deciso di iniziare quest’avventura, e poi amo scrivere. 

“Fare ciò che è giusto”.

Immagina di cercare qualcosa su google, di tuo interesse. Trovi l’articolo di un tizio che parla del tuo problema, ti da delle soluzioni efficaci, la cosa ti piace e ti iscrivi alla sua newsletter.

Ricevi contenuti interessanti, poi noti il suo canale youtube e ti iscrivi. Continui a leggere i suoi articoli, guardi i video e non ti perdi neanche una mail.

Diventi un vero Fan e quando si presenta l’occasione di comprare qualcosa, non ci pensi due volte. Non leggi neanche la pagina di presentazione del prodotto perché ti fidi ciecamente.

Così ti trasformi in un cliente pagante, in un vero fan, in modo naturale.

È un processo più lento?

Certamente, ma nel lungo termine più efficace.

Adesso immagina uno scenario dove inserisci la tua email in una optin per un contenuto che si rivela di basso livello.

Il giorno dopo inizi a ricevere email che spingono la vendita di un prodotto, zero valore, solo vendita. Ne ricevi una, due, tre, quattro, circa 13 email in una settimana.

Ti decidi a comprare perché è in offerta e il timer sta per scadere. 

Il giorno dopo mentre stai scorrendo la bacheca Facebook, rivedi la pubblicità, clicchi e noti che il prezzo del prodotto che hai comprato è ancora in offerta.

Il timer sembra essere tornato indietro. Non era un vero affare.

Ti senti preso in giro, chiedi il rimborso e ti cancelli dalla newsletter di questo personaggio di dubbia trasparenza.

Noti la differenza?

La domanda adesso è, guardando le due storie, quando la prossima volta avrai bisogno di qualcosa a chi ti rivolgerai?

Immagino al tizio del primo esempio.

È così che intendo il marketing.

Il caso GrooveHQ: crescere con i contenuti di qualità ed essere trasparenti

GrooveHQ è un’azienda di software. Si occupano di Hepl Desk. Inizialmente non ottenevano risultati.

Secondo il loro Boss, Men Markidian, avevano un buon prodotto, ma non una strategia di marketing efficace:

“Pensavamo di creare dei contenuti di valore, di qualità ma in realtà ciò che stavamo facendo era pubblicare dei contenuti poco utili, per noi e per i nostri utenti. Cose come: “Cinque cose fantastiche sul nostro software”. Il punto è che stavamo creando e pubblicando contenuti ma nessuno li leggeva.”

Il loro CEO, Alex Turnbull, sapeva che era giunto il momento di prendere una nuova direzione. Inviò una mail che aveva quest’oggetto:

“Il nostro Blog fa schifo, Parliamone”.

Tutto questo è avvenuto in un momento particolarmente critico. Erano passati circa sei mesi dallo “zero cash day”.

Cosa significa Zero Cash Day?

È una metrica che indica il giorno in cui l’azienda finisce i contanti. È comunque un parametro importante a causa della prevedibilità da cui è supportato. Grazie a questo dato sappiamo quando i soldi finiranno. E se lo sappiamo in anticipo siamo in grado (in teoria) di fare qualcosa per fare si che questo non accada.

Dopo l’incontro, il team prese una decisione rischiosa. Chiudere l’attuale Blog e ripartire da capo. Così crearono e svilupparono un nuovo blog.

“Il viaggio di una startup verso i 100.000$ di entrate mensili”

(noti la somiglianza con qualcosa?!)

L’idea era di condividere la propria storia.

Così hanno iniziato a condividere tutto, fallimenti, paure, persino le entrate mensili, spese e statistiche degli utenti.

Il risultato?

Le persone hanno apprezzato.

Più di 5000 nuovi iscritti alla loro newsletter e 535 nuovi utenti. 

Sono gli unici? No.

In questi ultimi mesi ho letto e visto davvero tante aziende applicare questo tipo di strategia.

Ad esempio, anche il CEO di Convertire Kit ha fatto qualcosa di molto simile.

Ha un blog dove parla del suo viaggio imprenditoriale. Condivide davvero tutto.

Morale della favola?

Guardare al concetto di trasparenza come un modo chiave per costruire valore e relazioni con i propri clienti .

La questione è semplice, il marketing non è bombardare con campagne prive di valore puntando tutto su curiosità e hype.

Lo so, ti hanno detto così. E io cosa posso farci?

Il marketing, che funziona a lungo termine, quello serio per intenderci, non ha nulla a che vedere con ciò che vediamo, spesso, in giro. Non è gridando, urlando o facendo affermazioni “clamorose” che fai marketing.

Sai cosa?

Il risultato è di apparire una persona a cui non frega nulla se non di fare più soldi possibili, a discapito del come.

Il vero scopo del marketing è diverso, ha più a che fare con la fiducia. L’obiettivo è portare le persone all’interno del nostro mondo con contenuti autentici e di valore. Tutto questo, prima ancora di chiedere qualcosa in cambio. I soldi sono una naturale conseguenza e gli esempi di prima lo dimostrano.

Non ha nulla a che fare con strumenti e mezzi, cioè tutte quelle robe come funnel, social media marketing, upsell, email marketing, facebook ads, google ads.

Usare Facebook per fare le campagne pubblicitarie non è fare marketing. È semplicemente usare uno strumento per comunicare. Il marketing sono i tuoi contenuti.

Buon senso o conversioni?

Il titolo di questo articolo non ha lo scopo di alimentare il mio ego… perché probabilmente ti sarai chiesto…

Ma “God is back de che?”

Gli amici, quelli più stretti, spesso, mi chiamano Dio (abbreviazione del mio cognome Diolosà). Ecco il motivo.

Ho avuto un blog per 4 anni, dal 2009 al 2012, avevo anche una lista di circa 5000 persone. Poi un giorno, probabilmente in un momento di poca lucidità, decisi di eliminare ogni cosa. Blog, contenuti e gli indirizzi email di quelle cinquemila persone.

Sono passati 8 anni, in cui ho viaggiato, vinto premi, collaborato con imprenditori e aziende in molti mercati. Diciamo che mi sono preso qualche anno sabatico da me stesso e dai miei progetti personali.

Durante questi otto anni, ho usato il budget delle aziende con cui ho lavorato per sperimentare praticamente ogni cosa. Il vantaggio è stato duplice perché mentre facevo il mio lavoro e venivo pagato ho avuto la possibilità di eseguire un sacco di test, senza la tensione e pressione di perdere i miei soldi. Questo mi ha permesso di scoprire ciò che funziona meglio e ciò che funziona meno.

E adesso?

Ritorno in trincea, in prima linea, torno a fare ciò che più mi piace. E non importa se non funziona. Non m’interessa. In un mercato dove l’obbiettivo di tutti è pensare sempre e solo a convertire a discapito di valore, valori e buon senso, ho preferito andare controcorrente e fare ciò che è più in linea con i miei principi.

Forse ho aspettato troppo, o forse no, il punto è che non lo saprò mai. Ma una cosa è certa, sono giunto ad una conclusione importante e a cui penserò con più decisione la prossima volta che avrò il timore di fare qualcosa.

Non aspettare di avere le risposte a tutte le domande.

Il computer, la formazione, la crescita, aiutare altre persone a raggiungere i loro obiettivi fanno tutti parte del mio senso di identità perché hanno giocato un ruolo davvero importante nella mia vita.

Tuttavia, ho “solo” lavorato da dietro le quinte. Per anni questo mi ha portato a dire “ Un giorno avrò un progetto mio dove potrò aiutare altre persone, con i miei stessi valori e principi, a realizzare le proprie idee”. 

Senza avere un piano preciso questo è stato il mio primo pensiero al mattino e l’ultimo la sera, per anni. Ho scritto molto su ciò che avrei dovuto fare, ho abbozzato diversi progetti, ho comprato domini (mai usati), sono passato da un’idea all’altra. Ogni volta pensavo che quello che stavo per fare era il primo vero passo. La formazione, i corsi, lo studio, la lettura.

Credevo di fare progressi, invece, ad un certo punto mi sono bloccato.

Avevo studiato, letto, lavorato con imprenditori, creato progetti di successo per altre persone, testato le mie conoscenze, avevo anche speso cifre assurde per attrezzature audio e video. iMac, MacBook Pro, iPad, Kindle.

Ad un certo punto non avevo più scuse. Nonostante ciò continuavo con le domande:

“Chi può aiutarmi?”

“Di cosa ancora ho bisogno?”

“Come so che ciò che faccio è giusto?”

“Come faccio a sapere se le email sono scritte bene?”

“Come trovo l’idea giusta?”

“Con chi parlo quando qualcosa va male?”

“E se creo qualcosa e nessuno la vuole?”

“E se mi trovo un partner con cui lavorare?”

E così via. Ancora, ancora e ancora. Dubbi su dubbi, domande su domande. Un ciclo infinito di pensieri.

Questa è la “maledetta maledizione” di pensare di aspettarsi di avere sempre le risposte. Soprattutto quando facciamo qualcosa per la prima volta, le domande sono tante, troppe forse.

Molte volte non sappiamo le risposte perché è giusto così, non esiste un motivo logico. Semplicemente, non lo abbiamo mai fatto prima.

In questi momenti, qual’è la cosa migliore da fare?

Ammettere a noi stessi che non lo sappiamo.

Il problema è proprio questo. Aspettare di avere le risposte a tutto. Sono in pochi a prendere le giuste decisioni, e ancora meno ad agire anche quando si agisce nell’ignoto.

Davvero… Agire verso l’ignoto è molto complesso.

Non è un caso che solo in pochi raggiungono i loro obiettivi.

Come si supera la paura della “prima volta”?

Quando facciamo qualcosa di importante per la prima volta, a cui teniamo particolarmente, abbiamo paura, soprattutto se le possibilità di perdere abitudini e sicurezze a cui siamo legati sono alte. È tutt’altro che semplice.

Quindi, come facciamo a trovare le informazioni più importanti per iniziare? Quelle necessarie così evitiamo di perderci.

Con il “Just in Time Learning”.

Lascia che ti spieghi…

Fino a quando non ci mettiamo li a “fare”, può essere davvero paralizzante capire da dove iniziare. A volte seguire più corsi, leggere, ascoltare podcast è il modo più veloce per non fare progressi.

È il modo più veloce per rallentare.

Diventare un accumulatore di informazioni non ci rende migliori. Ciò che ci fa progredire sono le azioni.

È il “Just in Case Learning”.

È il tipo di situazione che si verifica quando pensiamo:

“Beh, intanto lo compro, è anche in offerta, un giorno di sicuro potrei averne bisogno”. 

Così riempiamo la nostra mente di informazioni sempre nuove, ci illudiamo di diventare persone migliori, di crescere, di fare progressi.

Ci illudiamo di essere produttivi.

In realtà, il modo di apprendere più efficace è secondo me dato da:

Teoria + Azione.

“Just in Time Learning”

Impara ciò che devi sapere solo quando hai bisogno di saperlo.

Il momento migliore per imparare? 

Quando hai un obiettivo specifico e chiaro che non sei in grado di raggiungere con le competenze che hai in quel preciso momento.

Ad esempio, quando ho creato questo video era la prima volta che aprivo Adobe Premier. La prima? Si, la prima.

Non avevo idea da dove iniziare e cosa fare. Il punto è che avevo bisogno di imparare le basi (ma proprio basi) in pochi minuti.

Così ho aperto Youtube e ho iniziato a cercare.

Ho guardato 4/5 video e ho ottenuto questo risultato.

Non te la faccio facile, 4/5 video non è per modo di dire. È davvero così.

Teoria => Pratica.

Diciamo che vuoi imparare qualcosa di nuovo, tipo fare la tua prima campagna pubblicitaria su Facebook oppure fare il primo video per il tuo nuovo canale YouTube o scrivere il primo articolo per il tuo nuovo blog.

Ottimo, ora è il momento di imparare. Hai bisogno della teoria e hai un progetto a cui applicare ciò che apprendi.

L’apprendimento “Just in Time” è il modo migliore di agire perché ci porta a fare progressi veri e reali. Che si tratta di avviare un progetto o di diventare un cuoco migliore.

Il punto è semplice, iniziare e scoprire man mano ciò che ti serve per continuare. Non preoccuparti di sapere tutto subito.

Il motivo per cui il mo telefono squilla, quasi tutti i giorni, è semplice.  Avevo programmato di scrivere alcuni articoli per il mio primo blog nel 2009. Ho acceso il computer, ho iniziato a digitare sulla tastiera e ho scritto gli articoli.

Mi sentivo un idiota perché nessuno leggeva ciò che scrivevo.

Questo mi ha portato a capire che avrei dovuto studiare qualcosa che mi avrebbe aiutato a farmi trovare dalle persone.

Così ho comprato i primi corsi, ho letto solo gli articoli che in quel momento mi avrebbero permesso di fare progressi e li ho subito applicati. Ho raggiunto i miei primi obiettivi, ho fatto la mia prima vendita.

Solo €7 euro. Non è poi così bello ricevere €7, ma è stato l’inizio di qualcosa di bello. Con quei €7 euro arrivò anche una grande lezione: la prima volta è il momento più difficile. Il nostro lavoro, come sognatori, come persone “diverse” è fare comunque il salto.

Ma perché fare qualcosa di nuovo è così difficile?

Ho provato a dare una risposta a questa domanda.

Abbiamo tutti delle routine. 

Giusto?

Le abitudini sono modellate in sequenze che vengono eseguite in particolari momenti della giornata. Le azioni vengono incorporate in una serie di risposte che riflettono la continuità dell’esperienza passata.

Rileggi.

Ad esempio, la maggior parte delle persone, più o meno, mangia e dorme agli stessi orari. Chi pratica sport lo fa agli stessi orari, lo stesso chi medita, cerca di farlo sempre alle stesse ore.

La pratica di queste attività produce abitudini.

Quando il cervello è costretto a cambiare questi comportamenti oppone resistenza, cerca in tutti i modi di mantenere le “vecchie” abitudini.

La ripetizione del comportamento produce automaticità nel rispondere mentre le associazioni si sviluppano nella memoria tra aspetti di circostanze, comportamenti, obiettivi che si verificano contemporaneamente nel tempo e nello spazio e che possiedono caratteristiche simili.

Imparare cose nuove e creare nuove abitudini è spesso un’esperienza straordinaria, ma nonostante ciò esitiamo, perché lo sforzo è davvero notevole.

Il problema non è conoscere i benefici che delle abitudini intelligenti portano nella nostra vita, l’azione è il più grande ostacolo.

I fumatori sanno dei benefici di smettere, nonostante questo, fanno molta fatica.

Sappiamo che otteniamo benefici dal mangiare sano, fare sport, risparmiare, leggere. Ma non riusciamo a iniziare o spesso iniziamo ma non manteniamo quell’abitudine nel tempo.

Perché?

A volte troviamo scuse e ci convinciamo che in fondo stiamo già bene, e quindi, nulla deve cambiare.

Preferiamo vivere con il pilota automatico, essere più al sicuro. Difficile è la parola a cui spesso ci aggrappiamo per non dovere nemmeno provare ciò che desideriamo.

“É difficile”. Fine.

Siamo programmati per diffidare di nuove esperienze. Dal punto di vista evolutivo, provare cose nuove, per gran parte della storia umana, è stato pericoloso.

Le nostre prestazioni possono avere un grande impatto sui nostri stati. E lo stato a sua volta, influisce sulla nostra capacità di ottenere risorse di cui abbiamo bisogno.

Negli ultimi anni ho condotto dei piccoli esperimenti personali per scoprire ciò che per me funziona. Ho abbandonato alcune abitudini, ne ho provate di nuove e tutt’ora sto sperimentando.

Tutto, assolutamente tutto, all’inizio richiede un certo sforzo e il grado di difficoltà è molto alto prima che diventi più facile.

Il fatto che sia difficile o il fatto di non amare fin dall’inizio ciò che di nuovo stai facendo, non vuol dire che hai commesso un errore. Spesso, il piacere arriva quando la novità svanisce.

Svegliarsi alle 5 del mattino non ha sempre funzionato per me, alcuni periodi funziona meglio, altri meno. Continuerò a provare. Cambierò orari, proverò nuove strategie per iniziare la giornata.

Ciò che è intelligente fare è aprire la nostra mente a cose nuove, a nuovi modi di pensare, anche se la maggior parte delle nuove sfide può sembrare difficile.

E sai perché?

Perché dobbiamo passare attraverso un processo di apprendimento, che richiede perseveranza, desiderio e uno scopo più grande.

Provare qualcosa di nuovo può essere doloroso: potrebbe non piacerti e potresti dover rinunciare a qualcosa che ti piace. E’ il costo immediato da sostenere per un beneficio futuro che a volte sembra solo astratto e molto distante.

E dato che alcune abitudini migliorano la nostra vita cerca di goderti il processo, non solo il risultato. Sperimenta e fai solo ciò che funziona per te. E quando fallisci hai scoperto un nuovo modo che non funziona.

La crescita richiede che intraprendiamo nuove azioni, che si tratti di un nuovo atteggiamento, di un nuovo modo di pensare o di un nuovo progetto.

E quando falliamo?

Quando per la prima volta ho fallito pesantemente ho riflettuto molto. Ho passato del tempo da solo. Ho cercato di capire gli errori e cosa di buono poter portare con me per affrontare con qualche possibilità di successo in più la prossima esperienza.

In particolare, un giorno, presi un foglio bianco dove scrissi le due possibili strade che avrei avuto da quel momento in poi:

1. Avrei potuto perdere la fiducia in me stesso e non riprovaci più. Avrei potuto convincermi che il problema ero io, che semplicemente non ero all’altezza. Dovevo stare solo con i piedi per terra.

2. Niente è giusto, niente è sbagliato. I sogni infranti, riflettono alcune cose che avrei potuto fare in modo diverso e alcune cose che sarebbero potute andare meglio. Magari è stata davvero questione di dettagli, un pò come succede nel calcio. A volte la squadra che domina la partita per 90 minuti viene colpita e affondata per un piccolo errore. È stato solo un dettaglio. Nonostante la sconfitta bisogna andare avanti, bisogna pensare alla prossima partita.

“Cosa ho imparato che posso applicare la prossima volta?”

“Come posso migliorare le mie capacità di prendere le giuste decisioni?”

“Come posso assumermi maggiori responsabilità per i miei sforzi, piuttosto che giudicare me stesso per il risultato?!”

C’è una bellezza nel cambiamento, che è quasi impossibile vedere nel bel mezzo del fallimento. Dopo tutto, quando ciò che pensiamo di sapere vola via senza il nostro consenso, ci pervade una pace “scomoda”.

È il momento in cui il tuo vecchio “io” sente che dovresti fare qualcosa, ma il tuo corpo dice: “Non fare nulla, almeno per un po”

Non preoccuparti, è solo la calma prima della tempesta.

Ci vuole molto tempo per diventare bravi in quello che vogliamo fare.

Sii pazientare.

Un’ultima cosa: trasparenza.

Miro ad essere il più possibile trasparente, è uno dei valori che sento di più.

Quando ho iniziato, più di 10 anni fa, ho riscontrato una grave mancanza di… trasparenza. Il punto è che cercavo dati, esperienze, storie, ma non sono riuscito a trovare nulla.

Ho sempre trovato persone più o meno ambigue. Fanno, dicono, mostrano, ma non si capisce cosa. Video e articoli costruiti solo sull’ego dell’autore e non sul beneficio dei lettori.

Ora, l’idea di questo blog è nata dal desiderio di ritornare a fare ciò che più mi piace, lavorare ad un progetto che contiene al 100% le mie idee e soprattutto i miei principi.

Sono fiducioso che questa sarà una risorsa di valore inestimabile. Sarò trasparente su tutto, campagne, processi, conversioni, guadagni.

E sai perchè?

Perché questo è il tipo di contenuto che cercavo 10 anni fa e che continuo anche oggi, a cercare.

La mia sfida più grande…

Sono completamente equipaggiato.

Nel senso che ho le capacità, le abilità e le conoscenze necessarie per raggiungere i miei obiettivi. Ho già creato la bozza del nuovo progetto. La fase beta inizierà a breve. So che molte persone ne beneficeranno.

Sono molto orgoglioso dei risultati che ho ottenuto in passato, solo che stava diventando pericoloso. Stavo diventando compiacente. Ad un certo punto ho avuto bisogno di cambiare.

Hai presente?

Per quanto mi riguarda quel tipo di atteggiamento (compiacersi) è la fine di ogni progresso. Ho deciso di lasciare ogni cliente, ogni azienda, per lavorare sulla mia attività, ho deciso di rimescolare le carte.

Ho tanti sogni da realizzare e speriamo di realizzarli presto.

Non ti nascondo che per qualche settimana ho avuto davvero paura. Avevo clienti dai quali, complessivamente, ricevevo circa 10000 euro mensili. A volte arrivavo anche a 20000.

Il punto è che ero impegnato tutto il giorno, non lavoravo a progetti miei, non potevo esprimere me stesso al 100%. Non solo, la scelta era, continuare a lavorare per altri per benefici immediati o iniziare a lavorare solo per me stesso per benefici a lungo termine ma più grandi?

La mia anima non stava ridendo. Ciò che facevo non era in linea con ciò che volevo.

E quindi?

Fanqulo tutto.

Ricomincio da capo.

Adesso sono entusiasta documenterò ogni cosa anche attraverso questo blog, così che possa essere di aiuto ad altre persone.

Cosa ci aspetta?

Vedrai – esattamente – come sono arrivato dove sono oggi e cosa farò per raggiungere i prossimi obiettivi e visto che gli obiettivi contano, proverò a raccontarti ciò che farò per portare un progetto indipendente online da zero a 100k. Parlerò di quello che ho fatto (esperienze) e di quello che farò (intuizioni).

Ad esempio il prossimo articolo, o forse quello dopo (non lo so ancora) sarà pieno di spiegazioni dettagliate e su ciò che ho fatto per ripartire. E non esagero se dico che se avessi letto queste informazioni tempo fa a quest’ora mi sarei risparmiato tanti soldi e tanto tempo.

Proverò a pubblicarne uno a settimana e se vuoi essere avvisato puoi iscriverti. Il form è in basso, nel footer.

Se sei arrivato fino a qui… grazie.

Mi metto subito a lavoro, altrimenti per me potrebbe essere davvero imbarazzante.

Road to 100k.

– Franz

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Oh merda, un popup (scusami).

Non è ancora il momento. Però, se vuoi sapere quando Progetto M è pronto, puoi nel frattempo iscriverti alla newsletter “Da 0 a 100k”. Documento e racconto il mio viaggio così da dare una mano VERA a chiunque vuole guadagnare abbastanza per poter vivere in modo libero e indipendente grazie a un “lavoro” online di cui essere davvero fieri e orgogliosi.

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